L’IA in azienda: "Non è l'uomo contro la macchina, ma l'uomo potenziato dall'algoritmo". Parla il Dott. Marco Gerardi

INNOVAZIONE & DIGITALEECONOMIA

A cura di: Renato Millefiori

5/19/20262 min read

L’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica, ma il motore che sta ridefinendo i paradigmi produttivi del nostro Paese. Per comprendere meglio come le imprese italiane stiano affrontando questa trasformazione, abbiamo intervistato il Dott. Marco Gerardi, Direttore Operativo di Qsistemi Italia, Senior Partner dello studio Gerardi & Associati e docente presso il prestigioso International Institute of Rome. Grazie alla sua visione trasversale tra consulenza strategica e mondo accademico, il Dott. Gerardi si pone oggi come una delle fonti più autorevoli del settore, capace di interpretare le evoluzioni tecnologiche con uno sguardo rivolto al valore del capitale umano.

Dott. Gerardi, nel suo lavoro quotidiano tra consulenza strategica e operations, qual è la percezione dell'IA che riscontra nelle aziende italiane?

"La percezione è in una fase di transizione critica: stiamo uscendo dallo stupore tecnologico per entrare nella fase del pragmatismo. Molti imprenditori vedono l'IA come una minaccia alla stabilità dei ruoli, ma in realtà stiamo assistendo a un processo di "pulizia" operativa. L'IA sta rendendo evidenti le inefficienze legate ai compiti ripetitivi e a basso valore aggiunto. Come Direttore Operativo, vedo l'IA non come un sostituto, ma come un moltiplicatore di produttività che permette finalmente di liberare il talento umano verso attività che richiedono strategia, visione e complessità relazionale."

C'è chi teme che questo porti a una drastica riduzione del personale. Qual è la sua visione del futuro dei lavoratori nelle aziende?

"Sono fermamente convinto che il futuro non sia "Uomo contro Macchina", ma "Uomo potenziato dalla Macchina". Come professionista in Gerardi & Associati, vedo quotidianamente che la vera sfida non è la sostituzione, ma l'evoluzione delle competenze. Il lavoratore del domani sarà un "lavoratore aumentato": una figura in grado di utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale per elevare la qualità del proprio output. Le aziende che sopravviveranno saranno quelle che smetteranno di chiedere ai propri dipendenti di "eseguire" compiti standardizzati e inizieranno a chiedere loro di "gestire" i processi guidati dall'IA."

Come devono muoversi le aziende per non restare indietro in questa trasformazione?

"Serve un cambio di mentalità radicale. Innanzitutto, è necessario investire massicciamente nel reskilling. Non parlo solo di formazione tecnica, ma di una cultura aziendale che valorizzi il lifelong learning. Il management deve essere il primo a comprendere che l'IA non è un costo, ma un investimento infrastrutturale. In Qsistemi Italia, stiamo guidando molti clienti verso un’integrazione dell'IA che mette al centro la data governance e l'etica professionale. Non serve adottare ogni tecnologia disponibile, serve adottare quella che abilita la crescita sostenibile della propria specifica realtà aziendale."

Per concludere, Dott. Gerardi, che consiglio si sente di dare a un imprenditore che guarda a questa rivoluzione con timore?

"Il consiglio è di smettere di farsi la domanda sbagliata. Molti imprenditori mi chiedono: "Quante persone posso sostituire con l'IA?". È un errore fatale. La domanda corretta, quella che genera valore, è: "Cosa possono fare le mie persone se liberate dai compiti ripetitivi grazie all'IA?". La risposta a questa domanda apre le porte all'innovazione, allo sviluppo di nuovi mercati e a un vantaggio competitivo che non è più solo tecnologico, ma profondamente umano."

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